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scivolosità dei pavimenti

Benessere e divertimento in sicurezza.
La scivolosità dei pavimenti in ambienti umidi.

di Teresa VILLANI

  

La sicurezza non va mai in vacanza.

In questa calda stagione si è colti da un frenetico e incontenibile desiderio di trovare riparo in una refrigerante piscina o attraverso inattesi contatti con giochi d’acqua.

 

Acqua vuol dire, però, superfici di calpestio bagnate, per le quali assicurare adeguate condizioni di sicurezza e comfort diventa un imperativo, anche per salvaguardare benessere e divertimento.

Per questo, il rischio di caduta in piano e la scivolosità dei pavimenti sono ambiti che non devono mai essere sottovalutati in fase di progettazione, di realizzazione e durante tutto il ciclo di vita di un pavimento, specie per ambienti umidi.

 

Molti i fattori che incidono sulla scelta delle pavimentazioni antisdrucciolo.

Fattori tecnici che dipendono dalle caratteristiche dei prodotti quali:
– la trama superficiale, con diversi livelli di rugosità. Una micro rugosità, propria dei pavimenti estremamente levigati, accresce il rischio di scivolamento fino la 25%, mentre una macro rugosità influisce positivamente sul coefficiente di attrito, determinando una riduzione della superficie di contatto tra il piede nudo (condizione frequente in ambienti umidi) e il pavimento.

 

– L’usura, con la relazione tra il tempo trascorso e l’intensità d’uso a cui il pavimento è soggetto e che implica una costante verifica delle prestazioni antiscivolo e della compattezza dello strato superficiale di calpestio.

 

– Il coefficiente di abbagliamento, con il controllo della lucentezza o della trasparenza. Pavimenti riflettenti o trasparenti possono compromettere la percezione visiva e incrementare i fattori di rischio.

 

– L’integrità degli elementi di pavimentazione, con la riduzione della superficie di attrito e possibili rigonfiamenti, sconnessioni, che possono diventare causa di inciampo per mancata complanarità della superficie.

 

Fattori ambientali quali:

– le condizioni di umidità o la presenza di acqua. Il rischio di scivolosità di una pavimentazione è alto in presenza di un ambiente umido o soggetto a variazioni di temperatura e quindi alla formazione di uno strato di condensa.

 

– L’illuminazione del piano di calpestio, che deve essere opportunamente valutata per non determinare incertezza nel passo e conseguente rischio di perdita di equilibrio.

 

– L’uso di detergenti non compatibili con la tipologia di materiale o il trattamento di finitura superficiale della pavimentazione, che possono alterare l’integrità fisica dello strato superficiale di calpestio e di conseguenza incidere sulle condizioni di attrito, nonché deteriorare l’aspetto del pavimento stesso.

In fase progettuale la scelta della pavimentazione dei luoghi di benessere legati alla presenza di acqua passa per l’accurato controllo della prestazione di resistenza allo scivolamento della superficie di calpestio.
La grandezza da ricercare nelle schede tecniche di prodotto e che misura la resistenza allo scivolamento in fase di camminamento è il coefficiente di attrito dinamico, che dipende dalle caratteristiche proprie dei materiali delle due superfici a contatto durante il cinematismo (piede nudo o suola/superficie di finitura). Maggiore è il coefficiente di attrito dinamico, minore è il rischio di scivolamento.

 

Il test di scivolosità può essere condotto secondo il metodo BCRA, importante in quanto in Italia esso costituisce norma cogente, la cui prescrizione è stata emanata con il D.M. 14 n.236/1989.
Per considerare una superficie sicura in ambienti umidi, e quindi antiscivolo, il coefficiente di attrito (rilevato con lo strumento Tortus) deve essere:
µ > 0,40
 per elemento scivolante in gomma dura standard su pavimentazione bagnata.

 

Molto utilizzato, anche se non costituisce norma cogente, è il metodo della rampa inclinata, secondo la normativa tedesca DIN 51130.
La tabella che segue mette in relazione l’angolo di accettazione medio al gruppo di scivolosità di riferimento.

 

Ma il metodo più appropriato per misurare la scivolosità della pavimentazione in presenza di acqua, sebbene anche questo non cogente, è previsto dalla norma DIN 51097, che stabilisce la misurazione della scivolosità dei pavimenti per quegli ambienti umidi, come ad esempio piscine, spogliatoi e i piani doccia, nei quali l’elemento scivolante sulla pavimentazione è costituito proprio dall’acqua.
Il metodo viene eseguito alla stessa maniera della DIN 51130 con l’unica differenza che l’operatore testa la pavimentazione a piedi nudi e la superficie soggetta a test viene bagnata.
A bordo piscina, per esempio, le pavimentazioni di ceramica devono appartenere, secondo la norma DIN 51097, al gruppo C.

 

È necessario quindi scegliere accuratamente la pavimentazione attraverso la prestazione della resistenza allo scivolamento, ma senza eccedere nei valori, in quanto in ambienti umidi un pavimento troppo ruvido può incidere sull’igiene, essendo di più difficile pulibilità.

 

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